Il direttore risponde agli insulti. Giornalismo


ascoltatelo fino in fondo

Intanto chiedo se possono sottotitolarlo.

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Suggestioni


Questo pane ha il sapore d’un ricordo, mangiato in questa povera osteria, dov’è più abbandonato e ingombro il porto. E della birra mi godo l’amaro, seduto del ritorno a mezza via, in faccia ai monti annuvolati e al faro. L’anima mia che una sua pena ha vinta, con occhi nuovi nell’antica sera guarda una pilota […]

via Dopo la tristezza — Il ricordo perduto

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Facebook contatti azzerati


Proprio così, via tutti.

Perché ho 50 anni e non reggo il ritmo dell’offesa e dell’aver ragione a tutti i costi. Perché il confronto prevede l’ascolto, la riflessione, l’informazione esatta.

E perché ho sempre disertato le chiacchiere inutili, piazze reali o virtuali che fossero.

La decisione dopo l’ultima vignetta che derideva le ministre dell’attuale governo. Condivisa da donne. Che due giorni prima erano con le scarpe rosse e contro la violenza, avevano pubblicato i numeri contro il bullismo e si strappavano le vesti in nome della fedeltà alla costituzione. Che c’entra adesso la costituzione con una vignetta denigratoria della donna attaccata a causa della sua carica istituzionale e in quanto donna? Niente… se siamo persone che non riflettono. Tutto, se viceversa.

Nella stessa giornata almeno una decina dei miei contatti rimpiangevano gli anni del Duce e il Duce in persona. Ah, bè.

Perché non eliminare solo le persone moleste?

Perché tra le altre, quelle non moleste, un 30% condivide notizie solo dopo averne letto il titolo senza nemmeno fare lo sforzo di leggere da dove provengono: il fatto quotidaino dovrebbe pur dirti qualcosa sulla veridicità della notizia, no? No. Condividi.

Un altro 30% sa di star condividendo bufale. No, non scherzo, è vero: sono quelle persone a cui dai un attestato di stima e quindi fai lo sforzo di timidamente segnalare “Scusa, guarda che è una bufala” e ti rispondono “Lo so ma potrebbe essere vera” “Lo so ma tanto è il concetto che conta”…

Infine ci sono quelle che sono persone per bene, su facebook e nella vita, che non sono mai andate fuori riga, con cui è un piacere confrontarsi e possono essere persino fascisti, alfaniani o grillini (grillini in realtà non credo, ma magari non lo so io) e sono comunque persone con cui il confronto è costruttivo e utile a comprendere il punto di vista dell’altro.

Perché il confronto serve a questo: a comprendere l’altro. Sì, vero, devi spiegare bene il tuo punto di vista, ma di fondo c’è il comprendere l’altro, il moto primo per cui si dovrebbe iniziare qualunque conversazione è l’apertura all’altro.

Altrimenti si fa propaganda. Anche io l’ho fatta più di un paio di volte, l’ultima durante il referendum costituzionale. Ho perso, non smetterò mai di avere un senso di frustrazione per questa mancata opportunità, ma me ne sono fatta una ragione.

Ho ascoltato i parere i tutti i contrari e non ho trovato uno solo che mi convincesse che quelle modifiche fossero sbagliate. Ma era quello che cercavo: qualcuno che mi convincesse.

E alla fine non trovo più stimoli a confrontarmi con persone che hanno perso la misura di tutto tranne che dei “mi piace”. Sono vecchia, mi si dice, non ho il cinismo dei giovani… il cinismo dei giovani… e sono vecchia sì: io i giovani me li ricordavo sognatori, romantici, capaci di infuocarsi per una causa. Come i giovani grillini, li condanno in tutto, eccetto nella capacità di sognare un mondo migliore, sono ancora dei giovani romantici, niente affatto cinici. Incapaci di distinguere, ma probabilmente anche io lo ero a 20 anni, innamorata del comunismo e della rivoluzione culturale, del femminismo e del PCI. Giovane ingenua anch’io, in fin dei conti.

Ho accolto Facebook con diffidenza enorme e l’ho sfruttato per lavoro, per fare rete tra le assistenti alla comunicazione. E’ stato utile ma non ha superato la prova lontananza, alla lunga le cose si devono di forza fare con la presenza e il conoscersi guardandosi negli occhi.

Per le campagne di divulgazione e di informazione è uno strumento potentissimo. Ma è diseducativo e fa disinformazione a causa dell’uso distorto che se ne fa e… sinceramente credo sia molto voluto e poco “per sbaglio”.

Quindi io innanzitutto azzero i contatti.

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Vogliamo parlare di Trump? No.


Che dopo un mese ha già fatto diventar i capelli ritti in testa a metà mondo?

Acciderbolina se ne ha fatte di cose preoccupanti… però no, non parlerò di Trump essendo ovvio che io sono dall’altra parte del trumpismo, che dovrei dirvi?

Potrei dirvi che se avesse vinto la Clinton adesso saremmo tutti a dire che non è Obama… ma non ci saremmo trovati Trump. E’ un ovvietà. E lo so.

Solo che l’ovvietà mi torna utile per mandare a quel paese chi vuole fare scissioni adesso e regalarci Grillo dopo.

Vero, gioco facile adesso che comunque non identifico i mali del mondo in Renzi Matteo. Ho visto di peggio io. Ho visto D’Alema e Bersani e Bertinotti. E come hanno distrutto l’idea stessa di sinistra.

Ora, a volerla dire con educazione, Renzi altro non è che l’esatta conseguenza di D’Alema. Pare figlio suo. Con la differenza che un paio di cose di sinistra magari non le ha dette ma le ha fatte, almeno quello.  D’Alema manco quello.

Ci sono momenti storici. Questo è il punto che sfugge. Ci sono momenti storici in cui occorre accettare i compromessi per evitare i disastri. Certo, immagino già come si sentono fighi quelli che consegneranno il Paese al Movimento e poi organizzeranno le marce, si sentiranno così… americani.

Evitare no, eh? Dobbiamo per forza toccare il fondo per consentirvi di sentirvi strafighi.

Sempre che poi ci sia il tempo di rimediare. Alle volte questo tempo non c’è. Avete presente la Storia? Quella insegna.

Che meraviglia essere capaci di dire me ne vado e mi porto via il 10%. Ah, che goduria, eh?

Come dire io me ne vado e tu perdi. Tié.

Che però significa dare il Paese alle destre, quelle destre che stanno attraversando un momento di luminoso fulgore, di esaltata capacità di stare sul pezzo, saluti fascisti inclusi.

Bene. Bravi e grazie, è evidente che qualcuno vi ha chiesto il bis.

Io no.

 

 

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I girasoli


Che c’entrano adesso i girasoli?

Piove come Dio comanda, a pochi chilometri da casa mia alluvione, bomba d’acqua, fiumi esondati.

Mio padre, che nonostante tutti i pronostici avversi, non è ancora morto, con la sua voce impastata da disfagico, ciancia. E visto che cianciare aiuta la deglutizione, lo lascio parlare di Dio, di scienza, di chiesa.

Io sono stancuccia e vorrei dirlo che sono stancuccia e che questa cosa dei caregiver è tosta che neanche ve lo immaginate. Però non lo dico nemmeno a me stessa, si va avanti senza porsi più domande.

Va, be… quasi, dai. In realtà di domande sempre tantissime. Ma visto che fuori diluvia e dentro si discute di Dio… io sogno girasoli.

Campi di girasoli.

Chissà se i girasoli si stancano di girare… ?

Stare sempre lì con le loro facce sempre rivolte al sole.

Magari poi è una bufala, ormai è tutto una bufala e dovrei chiedere alla rete se è vero che i girasoli girano, ma poniamo che non sia una bufala e che questi girano davvero sempre col volto verso il sole… non si stancano mai?

Un attimo, un paio di occhiali da sole, un berrettino o, semplicemente, socchiudere gli occhi.

Già. Non hanno occhi da socchiudere, i girasoli.

Qui intanto siamo passati da Dio a Napoleone, pezzi grossi oggi a farci compagnia… No, non è delirio e io sono figlia scellerata oltre che distratta, si discute di cose serie… “lo zar di Russia ci seppe fare perché Napoleone con le sue truppe… ” un enciclopedico nel suo letto di dolore ripassa quanto studiato; ho il sospetto che potrebbe essere questo il mio stesso destino, mi ci vedo già.

Via lui dal letto e ci sono io, farnetico di diritti civili e di linguistica, ma soprattutto chiedo ai girasoli se si stancano mai girare per tutto il tempo della loro vita, se possono fermarsi un attimo a cercare un poco d’ombra, volgere lo sguardo altrove o se piuttosto il problema non si pone essendo nella loro natura l’essere eliotropi.

No, perché se è natura…

 

girasoli

 

 

 

 

 

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Ancora amici


Bello trovare sempre, da qualche parte,  Guccini.

Quanti anni trascorsi.

No, non le note, perché note e parole e il timbro, proprio quello lì, le sue canzoni cantate da lui.

Sempre una carezza.

Sempre un sorriso, a dispetto di chi lo sente noioso, depresso. Ironico, sempre. Nostalgico, ma con un desiderio di futuro che nessuno come lui.

Ancora e sempre un grande amico.

 

Ecco, questa canzone mi spezza il cuore (e non è la sola tra quelle di Guccini). Mi sembra che ci sia dentro tutta le mia vita, o almeno un pezzo, come in ognuna delle sue stupende liriche. Le domande consuete, quelle che tutti nella vita ci facciamo, i sentimenti contrastanti, gli incontri voluti e schivati, […]

via Canzone delle domande consuete — Diemme – Ogni cosa è illuminata

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Tasti 2017


Roba da non crederci: sono ancora qui.

Alle volte vorrei chiudere, poi invece sospendo solamente.

Amante inconstante ed infedele.

E ritorna la voglia dell’anonimato perduto, siamo cambiati, io e voi, potete smettere di seguirmi o continuare, io non so perché e penso non lo sappiate più nemmeno voi.

Insomma ciò che è perso è perso, tanto vale guardare avanti. Che poi è il mio stile di vita.

Infatti, udite udite: sono panettiera col sogno di aprire un mio panificio!

Lo so, non c’azzecca niente.

A parte il panificio di famiglia sotto casa, ma come gestione, sì, i nonni panificarono per qualche tempo e la nonna m’insegnava a impastare, formare il pane, informare e sfornare ma… non posso dirmi figlia o nipote d’arte.

Quindi un poco c’azzecca… come dire che siccome faccio le torte migliori in famiglia allora apro una pasticceria… va bé, comunque ho fatto il corso, di panettiere e lo stage.

Lo stage.

Le notti uscire di casa e andare in panificio. Le sarde alle 05.30 del mattino. Voi umani non sapete cosa significhi quella pizzetta che mangiate la mattina per chi deve metterci le sarde alle 05.30 del mattino.

Mi sono divertita da pazzi, confesso.

E quindi adesso progetto e richiesta di finanziamento, chissà se riesce riesce se non riesce… mi dispiacerà un sacco, ma almeno ci ho provato.

In realtà non era questo il post che volevo scrivere, mi sono fatta prendere la mano dal raccontare a che punto sono… e vuol dire che il post che volevo scrivere arriverà un’altra volta.

Siamo ancora qui, io e Tasti.

2017

 

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