Come va?


Si sta come le foglie…

Il mio Panificio è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita.

Peccato, pare che non durerà molto, come tutte le belle cose.

Fatico anche a respirare al solo pensiero.

Ma è così, siamo già alla conclusione di una bellissima avventura.

Pochi mesi? Non so quanto lunga sarà l’agonia, ma è già iniziata.

E il mio bellissimo lavoro, il mio bellissimo panificio scivoleranno via, come foglie d’autunno.

Si attendono miracoli.

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In silenzio


Sempre così: nel tentativo di ascoltare tutte le campane alla fine mi ritrovo con un gran mal di testa e la conclusione che sono campane stonate.

Che peccato non avere più riferimenti attendibili: sembra che la gara sia ad imporre a tutti i costi il proprio pensiero a discapito della logica, del confronto, dello scambio.

Così in tutti i campi. Ma tutti proprio tutti, nessuno escluso. È un continuo tirare acqua al proprio mulino, forzando un po’ qui e in po’ là, sorvolando sui nodi, sugli snodi, tirando dritto per partito preso e rifiutandosi di cercare il buono del punto di vista altri.

Deliri. E avendo avuto in regalo, da questa vecchia generazione di volponi, il furto dei punti fermi… non hai dove sostenerti.

Non v’è certezza alcuna e quindi inutile stupirsi più di tanto dei terrapiattisti, hanno pure loro motivo d’essere.

Fossi giovane oggi mi sentirei davvero altro dal mondo degli adulti, da questi inconcludenti, sbruffoni, prepotenti e tracotanti adulti in jeans.

Che bruti che siamo! Brutalizziamo ogni cosa, tutta la belleza del creato cancellata dalla spazzatura, dal nostro usa e getta, ogni singolo aspetto dell’esistenza violentato dalle finte certezze del bullo di turno.

In politica e in religione, in corpo e in anima, tutto sottoposto alle sevizie della personalissima ragion di stato in cui ognuno di noi si autoincensa.

E allora non c’è che tacere e cercare il silenzio.

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Benedicta


Resto sempre senza parole per la dolcezza infinita che traspare da quegli occhi.

La voce esile, eppure sa tuonare! Il timbro robusto forzato in un sussurro. Miele e latte le sue parole. Balsamo per le tante ferite. Nutrimento per la speranza.

Resto sempre senza parole, io che di parole ne ho sempre avute tante, troppe… ascolto bevendo come assetata, incapace di aggiungere sapore, non volendo sciupare l’attimo.

Tutto si compone in un magnifico ed armonioso disegno. La mia nuova attività è fare il pane; mi diverto, mi sazio del mio lavoro, attraverso il mio lavoro realizzo me e quello che immagino il Signore voglia da me.

“Il pane è sempre qualcosa di straordinario, il pane è un fatto e non è mai banale” così un mio cliente lasciandomi anche lui… senza parole.

Il sacerdote passa, benedice, profuma di rose e profuma quello che tocca.

La mattina mi inchino per ricevere le sue parole, non uno scambio, non ho nulla da dare, prendo e metto insieme ai miei beni più preziosi quelle parole del mattino.

Insieme.

La preghiera.

L’adorazione.

Gesù vivo e presente.

Nei suoi occhi l’amore che il Padre ha per ciascuno di noi.

Quanto più grande sarà la mia gioia?

Benedicta; ogni mattina prendo su di me le preziose parole e la mia giornata si avvolge ai grani del rosario.

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La vera devozione: è una via facile


Ad Iesum per Mariam

piediconcatenaIl desiderio di vivere la perfetta devozione a Maria mediante la consacrazione a Cristo per le sue mani, incanala tutta la vita verso un unico obiettivo: l’unione in Cristo. Chi fa questa scelta, ci ricorda Montfort, si trova a camminare con Maria sulla strada che unisce Dio e l’umanità: Cristo, via verità e vita. Sulla base della sua esperienza personale Luigi Maria presenta la “via mariana” innanzitutto come “via facile”.

Lo è prima perché «è una via che Gesù Cristo ha aperto venendo a noi e sulla quale non c’è alcun ostacolo per giungere a lui» (VD 152). Non è da costruire, non è da inventare. Ci è già stata tracciata da Gesù e Lui per primo l’ha percorsa.

Facile, poi, non significa che non esiga sforzo e impegno da parte nostra e non presenti ostacoli anche grandi. Non è una corsia preferenziale che evita le fatiche del procedere…

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Eucarestia


Vieni Gesù

Incontra in me la tua dolce madre

Custodita nelle stanze del mio cuore

Per poter offrirla a te

Ed essere tempio del vostro amore

Vieni Gesù

Abita in me la tua dolce madre

Silenziosa nei giorni del mio stupore

Quando mi scoprivo fonte del vostro amore

Dolce Madre nel mio volto e nelle mie parole

Siano le orme del tuo amore

Dolce Madre nel mio corpo e nelle mie ferite

Un tempio al Cristo costruite.

Vieni Gesù

Che sia io a volar via

Mentre in me danzi con la dolce madre mia

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Consacrazione


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S. Paolo Miki


Ho scoperto l’ufficio delle letture.

Lo so che per gli addetti è quasi scandaloso che io lo scopra a 50 anni e che per i non addetti è sconfortante il mio entusiasmo….

In cui “addetti” sono religiosi praticanti ed osservanti e “non addetti” gli altri, cattolici della domenica come me. Sino ad un anno fa. Ma é un’altra storia…

La storia fi oggi invece è quella di S. Paolo Miki e compagni….

“Piantate le croci, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo. Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «Mi affido alle tue mani» (Sal 30,6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce. Fratel Gonsalvo a voce altissima recitava il Padre nostro e l’Ave Maria.
    Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di essere giapponese e di appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il Vangelo e di ringraziare Dio per un beneficio così prezioso. Quindi soggiunse: «Giunto a questo istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità. Dichiaro pertanto a voi che non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani. Poiché questa mi insegna a perdonare ai nemici e a tutti quelli che mi hanno offeso, io volentieri perdono all’imperatore e a tutti i responsabili della mia morte, e li prego di volersi istruire intorno al battesimo cristiano».
    Si rivolse quindi ai compagni, giunti ormai all’estrema battaglia, e cominciò a dir loro parole di incoraggiamento.
    Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. A lui gridava un altro cristiano che presto sarebbe stato in paradiso, ed egli, con gesti pieni di gioia, delle dita e di tutto il corpo, attirò su di sé gli sguardi di tutti gli spettatori.
    Antonio, che stava di fianco a Ludovico, con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo Laudate, pueri, Dominum, che aveva imparato a Nagasaki durante l’istruzione catechistica; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo.
    Altri infine ripetevano: «Gesù! Maria!», con volto sereno. Alcuni esortavano anche i circostanti ad una degna vita cristiana; con questi e altri gesti simili dimostravano la loro prontezza di fronte alla morte.
    Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: «Gesù! Maria!» e, quel che è più, seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo. I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero.”

Dalla «Storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni» scritta da un autore contemporaneo
(Cap. 14,109-110; Acta Sanctorum Febr. 1,769) Sarete miei testimoni

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