Madre…


Come allora. Oggi.

alle sette

Di

quanto

invecchieremo

oggi,

madre?

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E adesso spaccio


Succede che dall’idea di uno si diffonda una moda, niente di insolito, funziona così da secoli.

La  moda in questione ha delle regole: devi fare adepti, collaborare, condividere informazioni e mostrare i risultati e non per mera esibizione dei proprio successi, ma per poter aiutare altri a perfezionarsi.

Di che parliamo? Di lievito madre.

La regola fondamentale è che il lievito madre si regala.

Ora, se voi non frequentate non avete proprio idea del rapporto che si instaura tra lievito e proprietario dello stesso.

E’ ammmmore.

Quindi no, non si vende, perché mai si venderebbe qualcosa che si ama: il tuo lievito, se lo ami… lo regali.

E cosa ci fai col lievito madre?

 

Fondamentalmente lo curi e lo coccoli, come controindicazione c’è il dover panificare per tutta la famiglia almeno una volta a settimana.

E mangi pane che è pane e pizza che è pizza.

Il lievito madre si differenzia dal lievito di birra innanzitutto per la composizione, infatti oltre ai funghi (saccaromiceti) del lievito di birra contiene batteri lattici (lactobacilli e streptococchi che aiutano la digestione, per capirci.

Quindi addio al gonfiore e al brutto sapore dei miglioratori della panificazione moderna.

Altra importante differenza è il tempo: il lievito madre è slow, molto slow foood.

La preparazione di una buona pagnotta di pane in totale impiega da due a tre giorni ed include un rituale che nemmeno i maestri del tè si sono mai sognati.

Conciliabilissimo però con i tempi delle donne moderne perché il frigorifero consente di gestire, persino comodamente, il rituale.

 

 

 

 

 

 

 

Per maggiori informazioni un’articolo

o il gruppo Facebook Gruppo la Pasta Madre

Se volete partecipare basta che cercate uno spacciatore nella vostra zona e sarete adottati anche voi da noi fissati col lievito madre.

Buon pane a tutti!

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Fuga dal PD


Insomma di cose sceme in 48 anni di vita ne ho sentite tante, ma tante sul serio. E quindi ormai non c’è vero stupore, solo il dispiacere di assistere ad un altro tanto inutile quanto stupido giro di valzer.

La sinistra abbandona se stessa, perché no, non ci credo che stiano lasciando a Renzi il PD, chi se ne va fugge solo dai propri fallimenti, anche perché Renzi è la conclusione esatta di questi 20 anni di storia italiana.

Fuggite dal PD di Renzi. E ci sarà anche chi ci crede, ma molti no, in molti sappiamo che metà dei fuggitivi non sta giocando un’altra carta per ritrovare il consenso perduto, perché il consenso, quando lo si perde, è davvero difficile da ritrovare. Più facile che questi fuggitivi si portino dietro i fedelissimi pensando di poter essere, nel futuro governo, la piccola forza che permette al vincitore di governare.

Quindi il fuggi fuggi è solo strategia, di ideologico c’è davvero poco. Questi qui già si vedono con un paio di ministeri nel governo dei 5 stelle. Mi sbaglio? Il tempo risponde sempre, a chi sbaglia e a chi ipocritamente respinge le accuse.

Di sicuro lasciare il PD non sta provocando il dramma che avrebbe dovuto provocare, la lacerante consapevolezza di aver speso male gli ultimi 20 anni, di aver sbagliato tutto… da uno che dopo 20 anni chiude la porta di casa sua e se ne va ramingo ti aspetti un minimo di autocritica… o no? Pare che no. C’è chi se ne va dal PD perché c’è Renzi.

Si gioca la carta dell’antirenzismo, però non ci fanno una bella figura…

Io alle volte penso alla storia. Alla storia che si leggerà sui libri, a quello che si dirà tra 100 anni di questi tempi e di questa politica.

Molte delle cose su cui perdiamo tempo non avrà nemmeno un solo accenno. Niente. Manco di sfuggita.

Ma di una cosa sono sicura : scrivere la storia della sinistra italiana dagli anni ’80 ad oggi sarà una bella sfida alla sintesi.

 

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10 anni con Tasti


Tanti auguri a me e al mio alter ego wordpressiano: Tasti.

10 anni.

Praticamente la cosa più duratura della mia vita… a

 

 

Comments (2)

Il direttore risponde agli insulti. Giornalismo


ascoltatelo fino in fondo

Intanto chiedo se possono sottotitolarlo.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FRepubblica%2Fvideos%2F10155135328406151%2F&show_text=1&width=560

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Suggestioni


Questo pane ha il sapore d’un ricordo, mangiato in questa povera osteria, dov’è più abbandonato e ingombro il porto. E della birra mi godo l’amaro, seduto del ritorno a mezza via, in faccia ai monti annuvolati e al faro. L’anima mia che una sua pena ha vinta, con occhi nuovi nell’antica sera guarda una pilota […]

via Dopo la tristezza — Il ricordo perduto

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Facebook contatti azzerati


Proprio così, via tutti.

Perché ho 50 anni e non reggo il ritmo dell’offesa e dell’aver ragione a tutti i costi. Perché il confronto prevede l’ascolto, la riflessione, l’informazione esatta.

E perché ho sempre disertato le chiacchiere inutili, piazze reali o virtuali che fossero.

La decisione dopo l’ultima vignetta che derideva le ministre dell’attuale governo. Condivisa da donne. Che due giorni prima erano con le scarpe rosse e contro la violenza, avevano pubblicato i numeri contro il bullismo e si strappavano le vesti in nome della fedeltà alla costituzione. Che c’entra adesso la costituzione con una vignetta denigratoria della donna attaccata a causa della sua carica istituzionale e in quanto donna? Niente… se siamo persone che non riflettono. Tutto, se viceversa.

Nella stessa giornata almeno una decina dei miei contatti rimpiangevano gli anni del Duce e il Duce in persona. Ah, bè.

Perché non eliminare solo le persone moleste?

Perché tra le altre, quelle non moleste, un 30% condivide notizie solo dopo averne letto il titolo senza nemmeno fare lo sforzo di leggere da dove provengono: il fatto quotidaino dovrebbe pur dirti qualcosa sulla veridicità della notizia, no? No. Condividi.

Un altro 30% sa di star condividendo bufale. No, non scherzo, è vero: sono quelle persone a cui dai un attestato di stima e quindi fai lo sforzo di timidamente segnalare “Scusa, guarda che è una bufala” e ti rispondono “Lo so ma potrebbe essere vera” “Lo so ma tanto è il concetto che conta”…

Infine ci sono quelle che sono persone per bene, su facebook e nella vita, che non sono mai andate fuori riga, con cui è un piacere confrontarsi e possono essere persino fascisti, alfaniani o grillini (grillini in realtà non credo, ma magari non lo so io) e sono comunque persone con cui il confronto è costruttivo e utile a comprendere il punto di vista dell’altro.

Perché il confronto serve a questo: a comprendere l’altro. Sì, vero, devi spiegare bene il tuo punto di vista, ma di fondo c’è il comprendere l’altro, il moto primo per cui si dovrebbe iniziare qualunque conversazione è l’apertura all’altro.

Altrimenti si fa propaganda. Anche io l’ho fatta più di un paio di volte, l’ultima durante il referendum costituzionale. Ho perso, non smetterò mai di avere un senso di frustrazione per questa mancata opportunità, ma me ne sono fatta una ragione.

Ho ascoltato i parere i tutti i contrari e non ho trovato uno solo che mi convincesse che quelle modifiche fossero sbagliate. Ma era quello che cercavo: qualcuno che mi convincesse.

E alla fine non trovo più stimoli a confrontarmi con persone che hanno perso la misura di tutto tranne che dei “mi piace”. Sono vecchia, mi si dice, non ho il cinismo dei giovani… il cinismo dei giovani… e sono vecchia sì: io i giovani me li ricordavo sognatori, romantici, capaci di infuocarsi per una causa. Come i giovani grillini, li condanno in tutto, eccetto nella capacità di sognare un mondo migliore, sono ancora dei giovani romantici, niente affatto cinici. Incapaci di distinguere, ma probabilmente anche io lo ero a 20 anni, innamorata del comunismo e della rivoluzione culturale, del femminismo e del PCI. Giovane ingenua anch’io, in fin dei conti.

Ho accolto Facebook con diffidenza enorme e l’ho sfruttato per lavoro, per fare rete tra le assistenti alla comunicazione. E’ stato utile ma non ha superato la prova lontananza, alla lunga le cose si devono di forza fare con la presenza e il conoscersi guardandosi negli occhi.

Per le campagne di divulgazione e di informazione è uno strumento potentissimo. Ma è diseducativo e fa disinformazione a causa dell’uso distorto che se ne fa e… sinceramente credo sia molto voluto e poco “per sbaglio”.

Quindi io innanzitutto azzero i contatti.

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